BATISTUTA: “INVIDIO TOTTI, GIOCA ANCORA”

28/04/2013 - 11:12

IL CORRIERE DELLO SPORT (M.Rialti) – Nell’edizione odierna, ‘Il Corriere dello Sport’ pubblica l’intervista rilasciata da Gabriel Omar Batistuta. L’ex attaccante giallorosso, ospite in questi giorni a Firenze, parla a 360 gradi di campionato, Roma e tanti altri temi. Ecco alcuni estratti dell’intervista:

I COMPAGNI PIU’ FORTI – «Totti, Rui Costa, Caniggia, Maradona, Cafu, Aldair, Balbo. E Baiano: come mi apriva gli spazi lui, non lo faceva nessuno».

IL RAPPORTO CON MONTELLA –  «Discussioni per la maglia numero 9? La Roma me l’aveva proposta, Vincenzo se l’è tenuta. Non siamo amici ma nemmeno nemici. Non mi aspettavo di vederlo allenatore, ha fatto molto bene a Catania e pure adesso a Firenze». 

SU FRANCESCO TOTTI – «E’ stato bello giocare assieme a lui: sapeva ogni volta dove darmi la palla. E poi mi fa invidia vederlo ancora in campo. Quando andai alla Roma lui era giovane. Sarebbe stato bello giocare insieme adesso, avrei segnato sicuramente di più».

OSVALDO E LA… ‘MITRAGLIA’ – «Se mi ha dato fastidio la sua esultanza? No, anche perché i gol li sa fare e pure belli. Gli manca però la continuità, anche se va riconosciuto che non è facile per nessuno segnare più di 20 gol a stagione (eppure lui ci riusciva, ndr)». 

SU LAMELA –  «Se mi ha sorpreso? Sì. Tecnicamente sapevo che era forte, ma fisicamente lo ritenevo inadatto al campionato italiano. Mi ha fatto ricredere».

IL FUTURO DI BATI-GOL – «Di sicuro non l’allenatore. Se entrerò in una società sarà per lasciare il segno, non sono di quelli che pur di apparire sono pronti a fare qualsiasi cosa. Vorrei fare il dirigente vero. Come Antognoni? No, vorrei fare qualcosa (ride, ndr). Battute a parte, non so perché Giancarlo, che è la Fiorentina, non sia in società. Qualcuno che ha sbagliato c’è. Ci dovrei essere anche io in società, ma sono argentino e vivo a diecimila chilometri di distanza, lui abita a cinquecento metri dallo stadio». 

LA FIORENTINA DEI DELLA VALLE – «Può diventare forte come lo era la mia: ha ottime fondamenta. Può fare belle cose. Se mi sarebbe piaciuto essere in questa squadra? Nel ’98/’99 sono stato premiato come uno tra migliori due-tre giocatori al mondo. Ci andai da solo. Questa proprietà non l’avrebbe mai permesso. Io sono convinto che, in società, allora, nemmeno lo sapevano che ero stato insignito».

SULLA PROPRIA SALUTE – «Sto meglio rispetto a tre o quattro anni fa. Prima, facevo fatica a fare qualsiasi cosa. Se rifarei tutte quelle infiltrazioni? No. All’inizio i dottori, sia quelli della Nazionale che quelli della Fiorentina, non mi dissero niente della gravità dell’infortunio. Poi io ci ho messo del mio, quando sei giovane spesso non pensi. A volte, ti credi Tarzan». 

LA PARTITA INDIMENTICABILE – «Ce ne sono state tante: da Wembley a Barcellona fino alla Supercoppa col Milan. Ma la sfida di Bologna con i due gol segnati dopo essere appena sceso dall’aereo di ritorno dall’Argentina senza aver dormito un minuto non ha prezzo».

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