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Il sogno inglese è appena iniziato. Quel sogno Reds, come la maglia del Liverpool che ha assaggiato per appena quindici minuti. Ma nel suo cuore, la nostalgia di Roma inizia a ritagliarsi un piccolo spazio. Alberto Aquilani, il ragazzo cresciuto a Trigoria e partito in estate per consentire alle casse di Villa Pacelli di respirare, si aggrappa a quei quindici minuti in campo con la maglia del Liverpool dello scorso 28 ottobre contro l’Arsenal in Carling Cup.
OBIETTIVO ― Quindici minuti in cui, il calore della gente sugli spalti gli ha fatto capire che la scelta fatta è stata quella giusta, una volta capito di dover dire addio alla squadra di sempre. Nel Merseyside lo ha voluto Benitez, che settimanalmente non manca di sottolineare la bontà dell’investimento fatto ad agosto. La volontà del tecnico di evitare possibili ricadute sulla caviglia operata il 13 maggio, ha però costretto Aquilani a fare sempre, o quasi, lo spettatore. Lui freme. Vorrebbe tornare in campo per provare a dare una mano ad una squadra in difficoltà. Invece è dovuto rimanere a guardare anche ieri, durante il pareggio (in casa) per 2-2 con il Manchester City. Ciò nonostante, il morale del ragazzo di Monte Sacro, preoccupato dalla situazione della squadra che dista tredici punti dal Chelsea capolista, è buono. Anche perché il popolo di Anfield gli ha già più volte tributato manifestazioni di affetto che hanno sorpreso lo stesso Aquilani.
SOGNO ― A breve a Liverpool, dove si è già riunita la famiglia Aquilani, lo raggiungerà la fidanzata Michela Quattrociocche. Alberto, però, non ha dimenticato la città che lo ha cullato facendolo crescere come uomo e come calciatore. La scorsa settimana, grazie ad un momento di libertà dovuto alla sosta per le nazionali, ha preso un volo per Roma, dove è rimasto tre giorni, per ritrovare gli amici di sempre e dedicarsi allo shopping per le vie del Centro. Ad alcune persone ha confidato di nutrire un sogno: quello di chiudere la carriera nella Roma. Per farlo, sarebbe disposto anche a giocare gratis, pur di poter tornare a difendere ― ancora una volta prima di dire basta ― i colori della squadra che ama.
Matteo Pinci
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